Asòmate a la vida

Si dice che l’ora più buia preceda il sorgere del sole. E la mia quasi cronica malinconia – una volta raggiunto il suo apice – ha lasciato il posto a questi versi intrisi di ottimismo e di fiducia nella vita. Quasi un miracolo!

Giovanni Bartoli

 

Sopra un raggio di luna

Un amore finito è sempre il preludio di un nuovo inizio, di una nuova vita da inventare. Non è una supplica a tornare insieme, ma un invito a lei che se n’è andata, ad abitare un sogno, la pura essenza del ricordo di momenti felici.

Giovanni Bartoli

 

Musica e Poesia

Anticamente la musica era una cosa sola con la poesia, l’una era la ragione intima dell’altra, e non era concepibile isolata da quella.
Col tempo questo profondo legame è andato via via dissolvendosi, ma mai completamente. Le due discipline hanno provato a seguire percorsi autonomi, attraverso le espressioni artistiche più varie, per poi però tornare a scoprirsi di nuovo sorelle, figlie di un medesimo impulso, di una stessa idea di ricerca, di un medesimo moto dell’animo.
Uno dei nostri obiettivi fondamentali è recuperare l’essenza originaria della poesia attraverso il suo ricongiungimento con l’esperienza musicale; restituire la poesia, che per troppo tempo si è presentata con caratteri fortemente elitari quando non accademici, alla musica, molto spesso considerata come la “sorella più povera”, sebbene in realtà sia stata (e sia ancora) indispensabile per un pieno godimento estetico della poesia.
Vi proponiamo quindi, in primo luogo, una serie di adattamenti musicali di brani poetici compresi in un arco di tempo che va dal Medioevo all’Ottocento (senza per questo escludere eventuali “intrusioni” nell’età antica e in quella contemporanea); siamo stati particolarmente ispirati dai trovatori provenzali (come J. Rudel e B. de Ventadorn) e da poeti romantici quali E. Dickinson e soprattutto l’irlandese W.B. Yeats.
Essendoci in un primo tempo soffermati su testi in lingua straniera, abbiamo in seguito deciso di rivolgerci anche a bellissime opere in lingua italiana, quali ad esempio l’Adelchi manzoniana.
Ma, oltre a brani che trovano la loro ragion d’essere nelle espressioni poetiche del passato, proponiamo anche pezzi interamente nostri (sia musica che testo), in lingua inglese e italiana, sperimentando in alcuni casi la loro compresenza.
Tutte le lingue sono degne di prestare le loro sonorità alla musica: tutte le lingue, in tutte le varietà relative al periodo storico cui di volta in volta esse appartengono.

Il nostro genere? Folk, certo; ma inteso nel senso più profondo del termine, che significa “popolo”. Ogni popolazione ha un proprio bagaglio culturale, ricco di tradizioni, leggende, legate a stili di vita, lingue, ambienti, oggetti particolari; noi intendiamo dare voce al maggior numero possibile di questi inestimabili patrimoni.

Questi sono i “Gens Giulia“. Con la parola “gens” intendiamo rievocare il concetto di un gruppo che, partendo da un nucleo di base, si propone in un continuo divenire, sia artistico che relativo al numero dei componenti. “Giulia” perché risponde alla coincidenza tra il nome della cantante del gruppo e quello di una gens romana davvero esistita, che acquisiva importanza via via che includeva nella sua cerchia nuovi membri.

Questa sarebbe una delle nostre principali ambizioni: creare una “gens” in ambito musicale, attraverso una soluzione artistica che si presenti come l’espressione collettiva di un sentire comune attraverso lo specifico contributo di ognuno. Il palco e gli strumenti di amplificazione (se pur a volte fondamentali) creano inevitabilmente una barriera tra il pubblico e l’artista – quando non addirittura tra gli artisti stessi! – generando quella sorta di “distacco” che riduce la musica ad anonimo sottofondo e arrivando così a privarla del suo carattere “sociale”, comunicativo; le nostre esperienze di viaggio in altri Paesi (come l’Irlanda) ci hanno portato a vedere il rapporto pubblico/artista sotto tutt’altra luce, una luce che avvolge tutti, musicisti e ascoltatori, genti di ogni luogo, di ogni età.

Gens Giulia

“Iniziamo il viaggio per gli Stati
(Sì, per il mondo, spinti da questi canti,
Di qui salperemo verso ogni terra, ogni mare)
Noi, disposti a imparare da tutti, a insegnare a
tutti, ad amare tutti.”

Walt Whitman